giovedì 10 gennaio 2008

Io e la geometria

Il mio primo ricordo legato alla geometria risale a quando avevo poco più di 4 anni. I miei genitori mi avevano, infatti, regalato per Natale una scatola gialla con dentro una serie di “bastoncini”, li chiamavo allora, dalle dimensioni e dai colori diversi. Ogni giorno li manipolavo, ne esploravo inconsapevolmente le caratteristiche, li univo per creare le forme più fantasiose di case, automobili, persone, alberi.
Quel mondo così variegato di forme e colori mi permetteva di fantasticare, di dare spazio alla mia estrosa curiosità, di entrare in un mondo in miniatura che per tanti rappresentava un semplice passatempo ma che si rivelava quale interfaccia di una realtà fatta di forme e simboli geometrici con cui entriamo in contatto ogni giorno, spesso senza rendercene conto.
Il mio interesse per la geometria risale ad allora e si è nutrito nel corso degli anni di esperienze pratiche spesso, purtroppo, smorzate da un empirismo scolaresco troppo attento a presentare la geometria come una serie infinita di formule e regole prive di ogni contatto con la realtà.
D’altra parte, indipendentemente dai destini individuali, la scuola dovrebbe almeno garantire che al termine di un curricolo di studio, la geometria sia disponibile come forma di cultura, fra altre possibili, in modo che l’allievo sappia riconoscerla nei prodotti materiali e simbolici della cultura di appartenenza ed assumerla come “punto di vista”, come prospettiva conoscitiva per comprendere e interpretare la realtà.
Al contrario, è tanta la “distanza” che si registra, oggi come ieri, tra la geometria come sapere e la geometria dei programmi scolastici. E la distanza non riguarda la specializzazione o la profondità dei contenuti, ma il “senso” di un’educazione a pensare geometricamente che un’immagine scolarizzata della disciplina non rende più accessibile né a chi insegna né a chi apprende.
Ancora oggi, infatti, con poche eccezioni, l’insegnamento della geometria si riferisce sostanzialmente agli Elementi di Euclide, tanto che per molti la geometria è quella euclidea, anche quando, a margine, si ammette di riconoscere l’importanza, sul piano didattico, di altre geometrie.

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